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Upgrade It ! Software

Windows 10, miglior controllo sulle GPU attive su uno stesso Sistema.

Con un prossimo aggiornamento Windows 10 aggiungerà in modo più mirato la possibilità all’utente di gestire le GPU disponibili (integrata e dedicata) in base alle proprie esigenze. Utilizzare ad esempio, la GPU integrata per lavori d’ufficio e  la GPU dedicata solo ed esclusivamente per il Gaming o altro.


DirectX 12 Ultimate, Nvidia e Windows 10 update

Driver DirectX 12 Ultimate disponibili con gli ultimi driver Nvidia

Nvidia ha rilasciato da poche ore i suoi driver 451.48 sia in versione Game Ready che Studio, entrambi scaricabili dal sito del produttore oppure tramite GeForce Experience.

Questi nuovi driver sono estremamente importanti perché aggiungono il pieno supporto alle API DirectX 12 Ultimate integrate nell’aggiornamento cumulativo di maggio per Windows 10. I nuovi driver Game Ready sono anche i primi driver pubblici a offrire pieno supporto all’API Vulkan 1.2 sulle GPU GeForce e Titan.

Le novità introdotte:

  • DXR 1.1 che introduce diverse tecniche di rendering tra cui il Ray Tracing inline e indirect execution of Rays;
  • Variable Rate Shading, il quale permette di avere delle prestazioni superiori riducendo il numero di calcoli degli shaker per tutte quelle superfici secondarie e che vengono considerate meno importanti, il tutto senza impattare sul risultato visivo finale;
  • Mesh Shader, una tecnica di processare grandi mole di dati in maniera più efficiente. Fino ad ora era un’estensione sviluppata da Nvidia, ora invece è parte integrante delle nuove API;
  • Sampler Feedback, una tecnologia che permette di utilizzare la VRAM in maniera più efficiente.

Per poter usufruire di questi benefici anche su schede video AMD, dovremo aspettare l’uscita dell’architettura RDNA 2.

L’aggiornamento di maggio per Windows 10 ha però introdotto anche un’altra importante novità, ovvero “Hardware accelerated GPU scheduling”, ora utilizzabile grazie a questa nuova versione dei driver di Nvidia, che consente alla scheda video di gestire in modo diretto la propria memoria video così da migliorare le prestazioni e ridurre la latenza.

Questo dovrebbe portare diversi benefici in moltissimi scenari, gaming compreso. Per abilitarlo, una volta aggiornato il nostro sistema, basterà recarsi sulle impostazioni grafiche di Windows, attivare la funzione:

e infine riavviare il sistema.

Questi nuovi driver portano tantissime novità, potete scaricarli direttamente dal sito ufficiale di Nvidia cliccando Qui


FPS, CPU-RAM-HD-SSD e GPU/V-RAM

Poiché questo sito nasce per dare consigli su come sfruttare al massimo i propri componenti hardware è utile sapere quanto segue…. Intanto è consigliato di non dare sempre per buoni i “consigli” di chi afferma che la Scheda Video, CPU o le Ram sono addirittura da cambiare semplicemente perché i componenti hanno qualche anno sulle loro spalle o perché a detta loro  i giochi così detti di “nuova generazione” richiedono “determinati” requisiti hardware, determinati da chi??? (Ognuno ha la sua opinione, rispettabile ma assolutamente non applicabile sempre in altri contesti che non siano strettamente i loro). Molto spesso, i requisiti hardware pubblicati dalle case di sviluppo dei giochi per Personal Computer sono molto generici poiché chiaramente non potendo valutare caso per caso pubblicano requisiti standard con i quali sono certi che chiunque con quei requisiti, possa far girare senza problemi il loro gioco sul proprio Pc. Quest’ultima cosa è più che comprensibile e condivisibile, anche noi fossimo una casa di sviluppo di videogames probabilmente faremmo lo stesso. Considerate che subito dopo l’uscita di un gioco, spesso vengono riscontrati problemi software(in questo caso ci riferiamo al gioco stesso) che poi vengono risolti più o meno bene dalle case di sviluppo del gioco distribuendo Patch mirate, immaginatevi se a questo si aggiungessero problemi relativi a hardware “inadatto” poiché relativamente obsoleto, però rientrante tra i requisiti hardware PUBBLICATI. Scatenerebbe chiaramente moltissime polemiche.

Gente più esperta o curiosa, come chi sta leggendo questo articolo, saprebbe come arginare eventuali problemi, ma è chiaro che le software house non possono considerare questa netta minoranza.

Le cause di caduta delle performance del proprio Pc durante il gioco di un determinato titolo possono essere molteplici (ci riferiamo in questo articolo al solo gioco in single player mode e non in multiplayer mode, dove in quest’ultimo modo potrebbero aggiungersi problemi di rete che non affronteremo questa volta, lo faremo in un prossimo articolo). Non è vero che il calo degli FPS durante un gioco sia da attribuire per forza di cose solo alla GPU/CPU/RAM. Può dipendere da diversi fattori, non solo da ricondurre al proprio Sistema ma anche a fattori esterni allo stesso e spesso anche  tra loro concatenati. Comunque da un minimo di 24 FPS il gioco è stra-giocabile, poi vedremo il come e il perché.

Eventuali problemi interni al nostro Sistema di gioco:

  • Agire sul settaggio del gioco, partire con il settaggio al massimo consentito per poi scalarlo di volta in volta, se si vuole invece prima ottimizzare il proprio Sistema e poi eventualmente andare a scalare i settaggi del gioco passate ai punti successivi qui di seguito…
  • Alimentatore sotto dimensionato , qui di seguito nostra guida per risolvere il problema High Voltage
  • Sistema Operativo instabile, non aggiornato o non settato alle massime potenzialità;
  • Disabilitare/abilitare eventuali profili di risparmio energetico e nel caso di Windows 10 abilitare: Mettiamo il Turbo a Windows 10
  • Abilitare il Game Mode in Windows 10: Game Mode
  • Bios non ottimizzato o aggiornato alla ultima release, è consigliato al suo interno disabilitare periferiche integrate non utilizzate e se non è aggiornato aggiornarlo;
  • Quantità/Velocità di RAM di Sistema/V-RAM troppo basse (ad oggi è richiesto almeno un minimo di 4GB di RAM di Sistema, utile tra l’altro averne il più possibile poiché la RAM di Sistema va spesso a sopperire alle mancanze di altro hardware (vedi le V-RAM delle GPU ad esempio, dove in linea di massima spesso per poter giocare sono richiesti un minimo di 1/2GB di V-RAM). Inoltre più la RAM di Sistema è veloce e meglio riesce a sopperire a queste mancanze(consiglio, oltre alle capacità base delle proprie RAM, in caso quest’ultime siano state concepite allo scopo si potrebbe pensare di abilitare da BIOS di Sistema la funzione X.M.P che permette alle proprie RAM di funzionare con una sorta di Overclock di fabbrica), considerando inoltre che la V-RAM… vuoi per dove è posizionata rispetto al processore della GPU, vuoi per le caratteristiche stesse della V-RAM è sempre più performante rispetto alla RAM del Sistema;
  • CPU limitata, (CPU limit), la CPU non riesce a lavorare alla pari della GPU;
  • GPU limitata, (GPU limit), la GPU non riesce a lavorare alla pari della CPU.
  •  In entrambi i casi di CPU/GPU limit a volte si possono compensare questi squilibri facendo un leggero overclock sul componente in maggiore difficoltà. Altrimenti in casi estremi bisogna sostituire il componente in difficoltà.
  • Hard Disk lento, influisce moltissimo sul caricamento dei giochi, consigliati Hard Disk ( Performance Desktop Hard Disk Drive da 1TB minimo, 7200 RPM, SATA 6 Gb/s, Cache 64GB, 3.5″) di ultimissima generazione, meglio se SSD.
  • Abilitare da BIOS funzioni turbo o altro (vedi ad esempio la funzione TURBO sui processori INTEL);
  • Driver della Scheda Video non aggiornati all’ultima release disponibile, non sempre è necessario che siano Driver aggiornati all’ultima release rilasciata dal produttore di cui la propria GPU è facente parte,  l’importante però che sia l’ultima release esistente o l’ultima più stabile per il tipo di Scheda Video che si ha sottomano anche se il produttore ha cessato il supporto di ulteriori Driver;
  • Scelta della risoluzione dello schermo, le impostazioni consigliate per godere al meglio del proprio gioco sono in HD ( Risoluzioni 1280×720 pixel o 1366×768 pixel) o Full HD (Risoluzione 1920×1080) quest’ultima chiaramente migliore delle prime. Altre risoluzioni sono per Personal Computer equipaggiati con hardware aggiornatissimi di alto livello 4K (Risoluzione 3840×2160 pixel ecc. ecc.). Chiaramente alle risoluzioni proposte esistono delle vie intermedie che ognuno può scegliere in base alle proprie esigenze (un buon rapporto qualità dell’immagine e prestazioni sarebbe auspicabile).

Eventuali problemi esterni al nostro Sistema di gioco:

  • Gioco non propriamente ottimizzato per funzionare al top con l’hardware dei Personal Computer (vedi i porting da Console ad esempio) dove agire sul settaggio di gioco serve a poco o nulla e lo stesso dicasi per quanto sopra consigliato;
  • Patch distribuite dalle software house dei giochi inadeguate;
  • Driver delle Schede Video inadeguati;
  • Aggiornamenti del Sistema Operativo che influiscono sulle prestazioni dello stesso sui quali spesso vengono posti dei rimedi molto tempo avanti all’uscita del gioco:
  • Oppure mancanza di aggiornamenti del Sistema Operativo che lo rendono instabile con certi tipi di giochi.

Come potete vedere quindi sono molteplici i fattori che influiscono sulle performance di gioco, e sicuramente ve ne sono anche delle altre più o meno comuni che non abbiamo pensato o che semplicemente non rientrano in caratteristiche a fattor comune. Quello che però possiamo chiarire intanto è di non preoccuparsi assolutamente nel caso in cui la propria GPU non riuscisse raggiungere i tanto blasonati 60 FPS più o meno stabili che siano.

24-30 FPS sono più che sufficienti per considerare un gioco stabile, considerate che l’occhio umano oltre i 24 FPS non nota differenze, 30 e 60 FPS potrebbero migliorare la stabilità dell’immagine ma non sempre è necessario. Eventuali problemi che possono rendere un gioco instabile dai 24 FPS in poi sono derivanti da altre problematiche che nulla o poco hanno a che vedere con i fotogrammi per secondo.

La quantità di V-RAM è importante ma non determinante, li dove venisse a mancare il quantitativo di V-RAM comunque interverrebbe la RAM di Sistema come già anticipato all’inizio dell’articolo(per questo mettetene quanta più potete, partendo da un minimo di 4GB).


Mettiamo il turbo a Windows 10

Mettere il turbo a Windows 10? Si è possibile… grazie a un aggiornamento di Windows 10, ma come vedrete da questa guida il turbo lo metterete principalmente al vostro Hardware.

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Ultimate Performance Power (prestazioni eccellenti in italiano) è il nuovo piano energetico che Microsoft ha introdotto in Redstone 4 e oggi vediamo come abilitarlo in tutte le edizioni di Windows 10:

questo nuovo  piano energetico di Windows 10 è studiato appositamente per garantire le massime prestazioni del PC a scapito dell’autonomia che viene piuttosto ridotta(ad esempio nei notebook). Secondo Microsoft, questa nuova modalità energetica offre non solo prestazioni massime assolute ma elimina anche del tutto le microlatenze associate a tecniche di gestione dell’energia. Sfortunatamente Microsoft ha reso disponibile tutto ciò solamente per Windows 10 Pro for Workstation, una particolare versione del sistema operativo dedicata ai computer di classe Workstation.

Ma…

Upgrade It vi spiega come abilitare l’Ultimate Performance Power anche nelle altre edizioni di Windows 10 indubbiamente più diffuse; in questo modo potrete spingere al massimo la potenza del vostro PC per effettuare determinati lavori che richiedono delle risorse maggiori rispetto alla norma (es. gaming ed editing video):

Assicurati di aver aggiornato il tuo PC con Windows 10 versione 1803. Puoi verificarlo in Impostazioni > Sistema > Informazioni. 

  • Ora, apri Impostazioni > Sistema > Alimentazione e sospensione > Impostazioni alimentazione aggiuntive.Abilitare-la-modalità-Ultimate-Performance-in-Windows-10
  • A questo punto, espandi l’opzione che dice “Mostra combinazioni aggiuntive”. Se non vedi la Modalità prestazioni eccellenti, segui i passaggi successivi;
  • Apri il prompt dei comandi come amministratore: per farlo digitare nel box di ricerca di Cortana CMD e cliccare col tasto destro del mouse scegliendo Esegui come Amministratore, cliccare Si se viene chiesto il Controllo dell’account utente.
  • Nel prompt dei comandi quindi, copia il seguente comando: powercfg -duplicatescheme e9a42b02-d5df-448d-aa00-03f14749eb61 
  • e premi Invio;
  • Ora apri di nuovo Impostazioni > Sistema > Alimentazione e sospensione > Impostazioni alimentazione aggiuntive e seleziona il piano di potenza per prestazioni eccellenti.Devi sapere che… nella modalità prestazioni eccellenti succede questo:
  • L’hard disk non va in sospensione.
  • La frequenza del timer di Javascript è al massimo.
  • Ibernazione e Sospensione sono disattivati.
  • Stato del processore, Criteri di raggruppamento, velocità massima del processore sono al massimo.

LKRG – anche Linux, come Windows, si deve difendere con l’antivirus

LKRG, sta per Linux Kernel Runtime Guard

Questo progetto mira a realizzare un vero e proprio “antivirus” per Linux, o per meglio dire un modulo caricabile nel kernel e potenzialmente in grado di intercettare i possibili attacchi prima dell’arrivo delle patch. Si vuole creare un modulo accessorio da caricare direttamente all’interno del kernel per garantire a Linux misure di sicurezza limitate ma potenzialmente efficaci contro exploit e malware. I lavori su LKRG sono iniziati già nel 2011, anche se la prima versione utilizzabile – LKRG v0.0 – è stata rilasciata solo di recente. Il modulo esegue controlli sull’integrità in fase di runtime, alla ricerca di possibili vulnerabilità di sicurezza ed exploit “schierati” contro il kernel di Linux. Diversamente dai progetti alternativi come Additional Kernel Observer (AKO), pensati come patch per l’intero kernel, la natura modulare di LKRG dovrebbe migliorare in maniera sensibile la sicurezza, la stabilità e le performance del sistema. Non è un caso che esistano varianti del modulo specifiche per le principali distribuzioni Linux quali RHEL7, Ubuntu 16.04 ecc. ecc. LKRG funziona in maniera non dissimile a un antivirus per Windows, che agisce a livello di kernel per intercettare malware e attacchi; diversamente da un antivirus completo, però, LKRG può contare su dimensioni molto più compatte. Come un antivirus per Windows, suggeriscono poi gli sviluppatori, LKRG si può per sua natura bypassare se gli autori dell’attacco sanno precisamente a cosa mirare. Al momento il modulo impatta negativamente sulle prestazioni per il 6,5%, ma in futuro i risultati dovrebbero migliorare. Per quanto riguarda l’efficacia nel contrasto agli attacchi, infine, LKRG ha dimostrato efficacia nell’intercettare exploit per le vulnerabilità CVE-2014-9322 (BadIRET), CVE-2017-5123 (waitid(2) missing access_ok) e CVE-2017-6074 (use-after-free in DCCP protocol) ma non contro Dirty COW.

Fonte: il Punto Informatico


WhatsApp Business

WhatsApp Business la nuova versione per le aziende della piattaforma di messaggistica più utilizzata al mondo. Una versione completamente gratuita rilasciata sul Play Store per Android e in arrivo anche su App Store per iOS e che potrà dunque essere utilizzata anche nel nostro paese per un uso completamente aziendale e professionale con funzionalità quali, ad esempio, messaggi automatici che possono servire proprio con attività lavorative. Ma andiamo con ordine e vediamo quali sono tutte le novità.

Le differenze con WhatsApp “standard”

WhatsApp Business innanzitutto, come detto, è la versione professionale di WhatsApp pensata per chi possiede un esercizio commerciale o un’attività pubblica e dunque ha la necessità di separare la piattaforma di messaggistica personale con quella professionale. Oltretutto con le funzionalità implementate con la versione professionale, gli utenti, potranno avere nuovi strumenti per migliorare l’interazione con il proprio pubblico. A livello grafico come anche a livello concettuale però le cose non cambiano e WhatsApp Business rimane fedele a quanto fatto con la versione standard e dunque sono presenti le medesime chat per le conversazioni, è presente la pagina per gli stati ma anche quella per le chiamate e sarà possibile fare tutto quello che si faceva già con la versione standard ossia inviare messaggi di testo, foto, video o anche la posizione in tempo reale. Quali sono allora le novità che contraddistinguono la versione Business?

Le novità della versione Business

Tutto quello che abbiamo visto con WhatsApp funzionerà, come detto, anche su WhatsApp Business. Sarà dunque semplice attivare un account professionale visto che basterà associare un numero di telefono. In tal caso l’utente potrà associare lo stesso numero che utilizza anche su WhatsApp “standard” anche se la novità più importante arriva proprio dalla possibilità di associare un secondo numero alla versione Business in modo da poter utilizzare al meglio proprio questa seconda versione. Le funzionalità aggiuntive che l’utente potrà trovare su WhatsApp Business sono essenzialmente legate alla volontà di utilizzare il profilo per la propria attività ed ecco che sarà possibile ampliare le specifiche del proprio profilo con tutte le informazioni inerenti la propria attività come il sito web o anche l’indirizzo del proprio negozio o ufficio per un immediato contatto. Interessante poi la possibilità di creare delle risposte immediate ed automatiche da inviare al cliente che contatta proprio come avviene con i bot odiernamente. In caso dunque di assenza o chiusura del negozio, ad esempio, si potrà inviare ai propri clienti un messaggio informativo sulla chiusura o sull’assenza. Un modo comodo di tenere sempre aggiornati i propri clienti senza però avere la necessità di creare il tutto manualmente e ripetitivamente. Da sottolineare anche la presenza di una sezione dedicata per le statistiche che permetterà di capire meglio la propria utenza e tutto quello che ne deriva.

Dove si scarica e quanto costa WhatsApp Business

WhatsApp Business è completamente GRATUITO e può essere scaricato direttamente negli store delle applicazioni del proprio sistema operativo. In questo caso la versione professionale del sistema di messaggistica è stata al momento rilasciata solo per Android ma gli sviluppatori hanno fatto sapere che anche quella per iOS è in arrivo.

Ricordiamo anche che per un utilizzo ancora più comodo è possibile scaricare WhatsApp Web, ossia la versione per PC e Mac che permette di replicare l’applicazione da smartphone sul proprio portatile o PC fisso proprio come avviene per la versione standard del sistema di messaggistica.

Fonte: Hardware Upgrade


WhatsApp Desktop ora disponibile

WhatsApp Desktop è apparsa finalmente su Microsoft Store.

Fra le funzionalità presenti sull’app citiamo la condivisione di file con varie estensioni, la possibilità di modificare le informazioni del profilo, di inviare GIF ed Emoji, e di visualizzare gli aggiornamenti di stato degli utenti. Come tutte le varie versioni “non mobile” di WhatsApp, il software per PC Windows 10 non funziona in modalità stand-alone, ma ha bisogno di sincronizzarsi con l’app mobile installata su uno smartphone. L’accesso avviene mediante la voce WhatsApp Web, da selezionare sul client per il cellulare per poi eseguire l’autenticazione attraverso QR Code. Le stesse funzionalità, pertanto, possono essere sfruttate senza installare applicazioni sul desktop indirizzando il proprio browser verso web.whatsapp.com. WhatsApp Desktop arriva su Microsoft Store, inoltre, in seguito ad altre applicazioni di alto profilo come Microsoft Office e Spotify. Gli utenti interessati ad installarla possono lanciare il download partendo da questo indirizzo dello store italiano, con un peso di circa 250 MB sull’unità di archiviazione. L’app è già disponibile in Italia ma, in base ai commenti di alcuni utenti, pare non sia stata introdotta su tutti i mercati.

Fonte: Hardware Upgrade


Due Robot iniziano a dialogare in autonomia e con un linguaggio sconosciuto…

“Due robot hanno iniziato a dialogare in un linguaggio sconosciuto“. L’allarme circolato nel web, arriva da Menlo Park dove Facebook AI, esperimento di intelligenza artificiale, avrebbe dato segni di ‘linguaggio proprio’. Alice e Bob, due impianti artificiali, hanno conversato in una lingua non comprensibile sotto gli occhi sbalorditi dei ricercatori. “L’intelligenza robotica è pericolosa” asserisce un esperto sulle pagine online del Mirror dopo la notizia dello “sviluppo di una propria lingua” da parte dei dispositivi. La notizia ha fatto il giro del mondo, dal Sun, al Telegraph, fino all’Indipendent. I giornali parlano di scene di panico tra i ricercatori che hanno immediatamente staccato la corrente alle macchine. Kevin Warwick, professore britannico esperto in robotica, sul Sun parla di un “pietra miliare per la scienza ma chi dice che non costituisce un pericolo nasconde la testa sotto la sabbia”. E ancora: “Non sappiamo cosa volessero dirsi i due bot”. Bisogna preoccuparsi? Secondo il team Facebook AI no. Come ricostruito dalla Bbc, per capire la storia di Bob e Alice bisogna risalire a giugno 2017, quando sul blog di Facebook è comparso un post sulle ricerche in atto sui programmi di chatbot. Ovvero dei software progettato per simulare una conversazione con esseri umani o con altri bot tramite l’uso di voce o testo. La storia aveva interessato anche il New Scientist. Poco tempo dopo sono state riportate alcune conversazioni assurde tra i due bot. Alla proposta di Bob “I can can II everything else”, Alice ha risposto “Balls have zero to me to me to me to me to me to me to me to me to”. Da qui l’allarme secondo il quale le due entità avrebbero inventato un linguaggio per eludere la comprensione dei ricercatori. Una spiegazione più plausibile è che le reti neurali abbiano modificato il linguaggio umano ai fini di un’interazione più efficiente. Secondo il sito di tecnologie Gizmondo: “Nei loro tentativi di imparare l’uno dall’altro, i bot hanno iniziato a chiacchierare con abbreviazioni semplificate”. Può sembrare assurdo e far rimanere perplessi “ma non si tratta che di questo”. Il caso, tra l’altro non è isolato. Già Google aveva annunciato una simile dinamica nel suo software di traduzione. Di certo la storia entra nel vivo di una questione tutt’altro che risolta: l’Intelligenza Artificiale è risorsa o pericolo per l’umanità? La domanda non è nuova, ma la risposta è ancora divisiva. Tanto da spaccare anche il pantheon della Silicon Valley.  Solo qualche settimana fa si consumava lo scontro tra Elon Musk numero uno di Tesla e SpaceX e Mark Zuckerberg ideatore e capo di Facebook. Dove per il primo la più grande paura per il futuro era l’intelligenza artificiale, il secondo opponeva una ferma fiducia nella direzione presa della tecnologia: “Ho le idee chiare su questo, sono molto ottimista. Non capisco chi fa il bastian contrario e solleva scenari apocalittici, ritengo che sia abbastanza irresponsabile”, spiegava Zuckerberg, prevedendo che nell’arco dei prossimi cinque-dieci anni l’intelligenza artificiale sarà in grado di migliorare la qualità della vita. “Chi è contro l’intelligenza artificiale è contro auto più sicure che scongiurano incidenti”. Di sicuro il modo in cui è stata affrontata la storia di Alice e Bob è sintomatico delle riserve culturali sull’argomento. Facebook AI era solo un esperimento ancora in fase di rodaggio, non indirizzato al pubblico. Lo testimonia proprio la difficoltà nel capire come i bot producano le interazioni in contesti dove non è previsto l’intervento umano. Se è stato chiuso, riporta la Bbc, è perché esulava dall‘interesse dei ricercatori in un campo che resta tra i più ostici.

Comunque resta il fatto che quella tra Alice e Bob, i due Robot in questione, è la prima conversazione registrata tra due impianti artificiali della storia.

Fonte: varie testate giornalistiche e il fatto quotidiano.


GamesIndustry – i giochi Pc più venduti di quelli Console. 

Le vendite dei giochi per PC, in particolare, incidono per il 28% rispetto al totale del mercato, mentre tutte le console occupano una fetta pari al 29%. Dunque, se si confronta il PC con le singole console diventa evidente come il mercato PC sia in salute e particolarmente redditizio. Negli ultimi anni, d’altronde, sempre più produttori rilasciano le versioni PC dei giochi, anche nel caso di titoli storicamente legati al pubblico console, come i jrpg. Rimangono esclusi sostanzialmente solo i titoli first-party dei vari produttori di console.

Il PC gaming, secondo i dati di GamesIndustry, ha generato 32,3 miliardi di dollari nel 2017, con una crescita dell’1,4% rispetto allo scorso anno. Le vendite su PC avvengono soprattutto nel formato digitale (29,1 miliardi), lasciando le briciole alla controparte relativa al tradizionale formato scatolato. Naturalmente il mercato più grande è quello mobile, con una fetta del 43%.

Nel 2017, inoltre, nei soli Stati Uniti sono stati spesi 3,4 miliardi di dollari per l’acquisto di hardware legato ai videogiochi, con una crescita del 28% rispetto al 2016. La spesa per il software ammonta a 5,4 miliardi, con una crescita del 6%. Gli investimenti sui progetti di realtà virtuale sono di 893 milioni, per AR/MR di 808 milioni.

L’infografica sottolinea la crescita anche degli eSport, del Live Streaming, delle fiere di settore, di Tencent in Cina, oltre che il successo di altri giochi con 85 milioni di copie vendute.

Fonte: http://www.hwupgrade.it


​Windows 10 Fall Creators Update, Game Mode


Il prossimo major update arriverà il 17 ottobre, portando con sé un nuovo linguaggio stilistico su alcuni elementi dell’interfaccia grafica chiamato Fluent Design. Ci sono novità anche per il gaming, con la nuova Game Mode che concentrerà le risorse del sistema sui videogiochi in esecuzione, e miglioreranno anche le feature Windows Ink e OneDrive.


Mining, il Pc fonte inesauribile di possibilità.

Potenzialmente il Personal Computer può offrire più di quanto qualsiasi altra piattaforma/dispositivo possano realmente fare. Il mining, ad esempio, sfrutta a dovere una di queste potenzialità andando a sfruttare per l’appunto  le elevate potenzialità di calcolo dei Pc.

Cosa è il mining?

Il mining è il modo utilizzato dal sistema bitcoin e dalle criptovalute in generale per emettere moneta.
La rete bitcoin memorizza le transazioni all’interno di strutture di dati chiamate in gergo “blocchi“. Affinchè un blocco possa essere aggiunto alla catena dei blocchi, ovvero all’enorme database pubblico contenente tutte le transazioni in bitcoin, è necessario che un elaboratore lo “chiuda” trovando un particolare codice, che può essere unicamente azzeccato a furia di tentativi. Questa operazione cristallizza il blocco, impedendo qualsiasi modifica futura, e chi trova tale codice è ricompensato con una certa quantità di bitcoin (attualmente 25), più tutte le tasse delle transazioni da lui inserite nel blocco, come incentivo alla “donazione” di tempo macchina alla causa del bitcoin. Questa operazione è chiamata in gergo mining, nome che deriva dal parallelismo bitcoin-oro, nel quale il reciproco è costituito dai minatori che cercano strenuamente le pepite d’oro nella roccia.
Quando fu progettata la rete bitcon il suo creatore si trovò davanti al problema di come emettere nuova moneta. Tutti i sistemi monetari mondiali emettono moneta attraverso le banche centrali, ma la decentralizzazione del bitcoin richiede un metodo di generazione della moneta altrettanto decentralizzato. La soluzione fu di progettare il sistema affinchè elargisse bitcoin come premio ai componenti della rete che forniscono potenza elaborativa, necessaria a fortificare e strutturare la rete stessa, secondo un sistema casuale studiato in modo da restituire bitcoin in modo proporzionale alla potenza computazionale fornita. Inizialmente, l’unico modo per minare era utilizzare il client originale abilitando la funzione di “generazione monete”, permettendogli di usare tutto il tempo libero della CPU per cercare di chiudere i blocchi. Dal momento che il bitcoin era ancora agli albori e i partecipanti erano molto pochi, lasciando un PC 24h/24 ci si poteva ragionevolmente aspettare di generare migliaia di bitcoin al giorno. Non bisogna dimenticarsi, tuttavia, che in questa fase il bitcoin non aveva praticamente valore o utilità, il mining era poco più che una donazione a fondo perduto per il bene del progetto. Il sistema bitcoin è in grado di autoregolarsi: modifica la difficoltà del lavoro necessario a chiudere un blocco in modo tale che in tutta la rete si generi una media di 6 nuovi blocchi ogni ora (si veda “Cosa è la Difficoltà?”). Col tempo, sempre più persone si sono avvicinate al mondo bitcoin, e di conseguenza al mining, aggiungendo la loro potenza elaborativa alla rete. Questo ha causato l’aumento della difficoltà, diminuendo il guadagno medio giornaliero per singola macchina da migliaia di bitcoin al giorno a pochi centesimi, e portando inoltre  minatori a unirsi in “gilde”, le cosiddette “mining pool”, il cui scopo è garantire un afflusso di denaro più costante rispetto al mining in solo. L’aspetto positivo di questo aumento di difficoltà è stato il consentire la nascita di una certa domanda e di un mercato, fornendo quindi al bitcoin un valore tangibile e una certa liquidità. Questo a sua volta spinse la nascita del mining “professionale”, ovvero il costruire potenti macchine ad-hoc con il solo scopo di lasciarle accese 24h/24 7g/7 a minare (i cosiddetti “mining rig“) e rivenderne il ricavato sul mercato, o addirittura vendere contratti o azioni che consentono agli investitori di guadagnare dal mining senza dover costruire, configurare e gestire gli apparlati necessari. Nel frattempo il mining di bitcoin si è specializzato, passando da usare CPU a GPU (Schede grafiche), a FPGA (dispositivi logici programmabili) e infine ad ASIC (microprocessori costruiti su misura per un preciso compito). Al giorno d’oggi il mining di bitcoin è una processo che, per essere remunerativo, richiede competenza, hardware dedicato dal costo elevato e investimenti non trascurabili. D’altro canto la disponibilità di molti computer un tempo usati per minare bitcoin e improvvisamente restati senza lavoro ha portato alla fioritura di criptomonete alternative la cui peculiarità è quella di poter essere minate solo con hardware “casalingo”, almeno per ora. La criptomoneta di questo tipo più famosa è sicuramente il Litecoin. Tecnicamente, il mining di bitcoin è un’operazione di brute forcing in cui lo scopo è trovare il numero da inserire in un insieme di dati (l’header del blocco) tale per cui il doppio hash SHA-256 di tali dati sia un numero inferiore ad un certo target (obiettivo), target che viene calcolato sulla base del coefficiente di difficoltà: maggiore è la difficoltà, minore è il target e maggiori saranno i tentativi necessari per trovare il suddetto numero.
In pratica, il computer che sta facendo girare il programma di mining riceve l’header del blocco che si sta cercando di chiudere da un client opportunamente configurato (solo mining) o tramite internet da un server apposito (pool mining). All’interno di questa header viene aggiunto un numero, “nonce“, e viene calcolato l’hash doppio del tutto. se tale hash è numericamente minore del target, l’header viene mandato al server per l’approvazione, altrimenti la nonce viene incrementata di uno e il controllo si ripete. Questa operazione viene effettuata diversi milioni di volte al secondo, tanti quanti sono i MHash/sec riportati dal programma di mining.
Da notare che il mining è un processo basato sulla pura statistica: ogni tentativo di hashing ha la stessa probabilità di essere quello buono. Non ha senso dire che servono un certo numero di hash o di tempo per chiudere un blocco, si può esclusivamente parlare di media. Aumentano in modo esponenziale le attività commerciali che accettano come pagamento le criptovalute.
*Per gli appassionati dei VideoGames per Pc, Steam ad esempio le accetta.


Kaspersky Free x Pc ora disponibile

Come anticipato nel nostro articolo qui; Kaspersky Antivirus ha reso disponibile la sua versione Free x Pc.


Anche Kaspersky offre la sua versione Free

Kaspersky antivirus gratis per tutti, è un’ottima notizia.

Kaspersky Free è stato appena lanciato in USA, Canada e alcuni Paesi asiatici. Offre una protezione di base per email e navigazione Web ed è dotato di aggiornamenti automatici e funzione di quarantena. A ottobre anche in Italia.
Roma – Arriva una versione completamente gratuita di quello che, a dispetto dei sospetti di implicazione nel caso Russiagate, è considerato il miglior software antivirale al mondo: Kaspersky. L’annuncio è stato dato da Eugene Kaspersky in persona sul suo blog ufficiale. Si tratta di un versione ridotta rispetto a quella Premium, ma con tutte le carte in regola: “l’indispensabile di cui nessuno sul pianeta dovrebbe fare a meno”, ha scritto Kaspersky.

Kaspersky Free è stato lanciato inizialmente negli USA, in Canada e in molti Paesi dell’area asiatico-pacifica, in occasione del ventesimo anniversario della società.
Nei prossimi mesi arriverà nel resto del mondo. A settembre in India, Hong Kong, Medio Oriente, Africa, Turchia e America Latina. A ottobre in Europa, Giappone e Corea del Sud. A novembre in Vietnam e Tailandia. Lo scorso anno il software antivirus è stato testato con successo in Russia, Ucraina e Bielorussia, in Cina e anche in alcuni Paesi scandinavi. La versione Free è stata installata su milioni di computer.

Secondo Kaspersky, la mossa di rendere gratuita la versione base del proprio software antivirus non avrebbe come obiettivo quello di aumentare la quota di mercato della società, sottraendo utenti ai competitor, bensì quella di rendere Internet un luogo più sicuro. “Grazie agli utenti di Kaspersky Free per aiutarci a salvare il mondo!”, scrive il fondatore dell’azienda. Come spiegato in una pagina del sito, la versione essenziale dell’antivirus Kaspersky protegge file, email e
web; dispone di aggiornamenti automatici, auto-difesa, quarantena e altro ancora. “Un arsenale che assicura una navigazione gradevole e sicura del Web”, afferma Kaspersky, “operando con chiavette USB e altri dispositivi portatili di memoria, protezione da phishing e file infetti”. Kaspersky Free è anche più leggero e veloce rispetto al fratello maggiore, di cui ricalca però la medesima tecnologia, basata sul ricorso alle tecniche di machine learning, intelligenza artificiale.

La versione Premium, denominata Kaspersky Total Security, al costo di circa 50 dollari comprende anche il Parental Control, la protezione per i pagamenti online e la connessione sicura VPN, che non sono invece presenti nella versione gratuita.

Si presenta per Avira Free un futuro “difficile”… quale sarà il miglior antivirus Free del 2018? Avira dovrà lasciare lo scettro? Staremo a vedere… vi terremo aggiornati.

Fonte: “Il punto informatico”

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